Turkmenistan 2010
Relazione missione primavera 2010
Venezia, 12-06-2010

Il 20 maggio scorso si è conclusa la campagna primaverile all’oasi di Adji Kui (Turkmenistan) condotta dal Centro Studi Ligabue in collaborazione con il Ministero della Cultura del Turkmenistan e patrocinata dal nostro Ministero Affari Esteri.
Con questa missione, durata complessivamente 50 giorni, si è esaurito lo scavo della necropoli che ha restituito complessivamente circa 700 tombe della fine del III- inizi del II millennio a.C. ; la descrizione della necropoli è già stata avviata e verrà pubblicata al più presto.
Lo sforzo maggiore è stato riservato allo scavo della città di AK1, capitale dell’oasi durante il III e il II millennio a.C., che si sta rivelando più estesa del previsto e che occuperebbe un’area di oltre 14 ha, cosa che la collocherebbe tra le maggiori città dell’età del Bronzo in Asia Centrale accanto al noto complesso di Gonur da cui Adji Kui si distingue per l’articolata sequenza insediamentale.
La complessità e il grande interesse di questo sito archeologico, infatti, risiede nel fatto che è costituito dalla sovrapposizione di almeno cinque diversi insediamenti che partono dal periodo eneolitico (IV mill.a.C.) e che si esauriscono verso la metà del II millennio con l’affermarsi dell’età del Ferro.
Verso la metà del III millennio, la città, collocata in posizione felice lungo un tratto vitale della Via delle Oasi (la futura “Via della Seta”) che raccordava la Valle dell’Indo al Mar Rosso e al Mediterraneo, venne protetta da una prima cinta muraria per metterla al sicuro dalla voracità dei nomadi del Nord.
Con l’intensificarsi degli scambi commerciali registratisi durante l’antico periodo dinastico (2500-2400 a.C.), Ur importava ingenti quantitativi di lapislazzuli e pietre semi-preziose dall’Afghanistan. Proprio per la sua posizione strategica, la cittadella crebbe allora di importanza, come testimonia la costruzione di una acropoli fortificata, sede politico-amministrativa dell’oasi, che rimase operativa anche in epoca accadica.
Verso il 2100 l’acropoli venne distrutta da un incendio che va probabilmente collegato alle turbolenze che agitarono anche questa regione tra la fine di Accad e l’avvento di Ur III. Successivamente l’acropoli venne ricostruita e protetta da una cinta muraria massiccia dotata di torri e rinforzata con potenti contrafforti che la protessero fino alla decadenza, iniziata verosimilmente verso il 1800 a.C. e conclusasi tra il 1500 e il 1300 con il suo abbandono anche se, in epoca selgiuchide, con il rilancio della Via della Seta per il Caspio, venne costruito un caravanserraglio tra le rovine dell’antica città.
Attualmente la nostra missione sta esplorando i livelli dell’acropoli compresi tra il 2500 e il 1800 a.C. e sta mettendo in luce l’area a N e a NE dell’insediamento.
All’interno dell’acropoli è stato individuato un archivio amministrativo che ha restituito numerosi reperti tipici della cosiddetta “contabilità concreta” (pedoni, cretule, bulle) diffusa tra i “popoli senza voce”, ossia tra le culture che non conoscevano ancora la scrittura.
Sempre nell’acropoli sono stati inoltre localizzati dei magazzini di cereali e leguminose (orzo, frumento selvatico, fave, piselli, ecc.) e alcuni depositi di semi di cetriolo e melone, forse destinati ad uso agricolo.
Verso l’angolo SE dell’acropoli è stato infine messo in luce un complesso sopraelevato con una piattaforma in mattoni cotti. Il rinvenimento all’interno di questo complesso di numerosi resti di coppe e di calici di piccole dimensioni, lascerebbe supporre un suo utilizzo per il culto.
All’esterno dell’acropoli, a N e NE, è stato individuato un vasto borgo artigiano con fornaci per la fusione del bronzo e monumentali forni per la ceramica, centri per la lavorazione dei tessuti e di bevande fermentate, grandi magazzini per lo stivaggio delle merci in orci e giare e numerose botteghe.
A Sud dell’acropoli è stata infine messa in luce una fattoria organizzata per l’allevamento di pecore e di capre.
Per l’importanza che sta assumendo questa missione, il Ministero della Cultura ci ha messo a disposizione nel Parco Archeologico di Merv una ben equipaggiata foresteria con annesso laboratorio e magazzino.
Ci è stata inoltre messa a disposizione all’entrata del Parco Archeologico una vasta area dove, con l’autorizzazione dell’Unesco e il finanziamento dell’Eni, dovrebbe sorgere un Museo delle ricerche archeologiche in Margiana effettuate dalla nostra missione, con annessa scuola di archeologia per tecnici e neo-laureati.
L’inizio dei lavori è previsto entro il corrente anno.




